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La conduttività dei materiali
Ad un recipiente da cottura si richiede di sopportare le sollecitazioni d'urto e gli shock termici, rimanendo intatto e senza ammaccature, e di resistere efficacemente all'usura.
I parametri che servono per valutare il comportamento termico di un materiale sono la conduttività termica, cioè la capacità di trasmettere il calore assorbito, ed il coefficiente di dilatazione termica, cioè la variazione relativa di volume in funzione della temperatura.

L'alluminio, soprattutto quello ad alto spessore, è il metallo che offre la combinazione ideale fra le esigenze di formatura, di resistenza meccanica in esercizio e di conduttività, indispensabili ad un buon utensile per cucina.

In generale, i metalli hanno una conduttività superiore di almeno un indice di grandezza a quella delle ceramiche e dei polimeri, ma anche tra metallo e metallo vi sono differenze significative:

L'ottone
(lega di rame e zinco)
Offre migliori proprietà meccaniche, ma è incompatibile con le sostanze alimentari, tanto che il suo utilizzo è relegato alla produzione di manici e pomelli.

Il bronzo (lega di rame e stagno)
E' più resistente del rame puro, ma è difficilmente formabile a freddo ed il maggior costo di lavorazione non ne giustifica l'impiego.

Gli acciai inossidabili
In particolar modo quelli austenitici, sono dotati di una notevole duttilità. Ci= li rende particolarmente adatti a lavorazioni di stampaggio profondo. Inoltre possiedono doti eccellenti di resistenza e di durezza e, a livello di prodotto finito, offrono superiori proprietà meccaniche e superficiali. Tuttavia, la pessima conduttività termica dell'acciaio inossidabile è causa di frequenti problemi di surriscaldamento delle pareti a diretto contatto con la fiamma che possono determinare bruciature delle vivande.

Migliore conduttività, infatti, significa maggiore rendimento termico, maggiore velocità di innalzamento e uniformità di distribuzione della temperatura.


I migliori conduttori in assoluto sono, seppur dopo l'argento, il rame e l'alluminio, seguiti a debita distanza dall'acciaio dolce, dalla ghisa, dal nichel. Terracotta, porcellana pirofila e pyrex offrono ottime garanzie di igienicità e facilità di pulizia, tuttavia, scarsa conducibilità termica e problemi di fragilità ne limitano l'utilizzo a situazioni nelle quali occorre realizzare condizioni di scambio termico lento ed uniforme.
La terracotta, poi, quasi sempre di fattura artigianale, presenta spesso delle microfessurazioni. Queste alterano l'impermeabilità della superficie e permettono l'assorbimento dei liquidi da parte del supporto poroso, generando odori sgradevoli e compromettendo l'igienicità.

Il problema della corrosione dei metalli
Il problema della corrosione di alcuni metalli, più o meno facilmente attaccabili dalle sostanze alimentari, pu= essere risolto mediante l'applicazione di rivestimenti protettivi:

La smaltatura a fuoco
E' indubbiamente datata ma ancora valida soprattutto in virtù delle sue prerogative igieniche e potenzialità decorative. Consiste nell'applicare a caldo (800-850 ÝC) sul manufatto metallico (acciaio o ghisa) un sottile rivestimento di smalto ceramico. Teoricamente, l'accoppiamento metallo-ceramica rappresenta il compromesso ideale tra resistenza meccanica e resistenza alla corrosione. L'azione protettiva dello smalto, per= è resa precaria dalla relativa facilità con cui esso pu= scalfirsi a causa di urti accidentali, tutt'altro che rari nell'uso quotidiano, o subire delle microfissurazioni da shock termico.

La stagnatura
Si tratta di applicare sottili rivestimenti di stagno (20-50 micron) sui recipienti di lamiera d'acciaio dolce o di rame. La sua velocità di corrosione è molto bassa, cosicché lo strato si assottiglia con molta lentezza. Inoltre, la contaminazione da stagno non influisce significativamente sulla qualità degli alimenti. Tuttavia, nel caso dei recipienti da cottura che devono essere ripetutamente sottoposti all'azione di detersivi e polveri abrasive, la durata dei rivestimenti di stagno non è sempre adeguata, soprattutto a causa dell'estrema tenerezza di questo metallo che è quindi facilmente usurabile.

L'argentatura
Questo procedimento presenta migliori requisiti di durata e resistenza a temperature elevate ma, in termini di funzionalità per la cottura, risulta valido tanto quanto gli altri rivestimenti metallici di minor costo. L'uso di questo rivestimento risulta perci= giustificato unicamente nei recipienti da presentazione.

Il rivestimento in teflon (P.T.F.E.)
Il Teflon resiste fino a 250 ÝC e viene applicato in strati di spessore variabile (fino a 0,02 mm) per spruzzatura e successiva sinterizzazione a 400 ÝC. Le sue applicazioni di maggiore successo sono legate agli utensili di alluminio, cui conferisce proprietà antiaderenti. Il Teflon è dotato di scarsa durezza e pu= essere quindi facilmente scalfito ed abraso da corpi metallici; questa tendenza è in parte controbilanciata dal suo bassissimo coefficiente d'attrito, che lo rende molto resistente all'usura adesiva, cioè all'asportazione dovuta a fenomeni di sfregamento. E' comunque buona norma non utilizzare strumenti metallici, soprattutto se appuntiti, per rimestarvi gli alimenti.

Alluminio: metallo ideale
Dalle considerazioni sinteticamente esposte discende con chiarezza come il materiale teoricamente migliore per i recipienti da cottura (o, quanto meno, per la maggior parte di essi) dovrebbe poter riunire l'altissimo coefficiente di conduttività termica proprio del rame, l'igienicità propria di un materiale inerte come il pyrex e le caratteristiche di durezza e di resistenza meccanica e alla corrosione proprie dell'acciaio inossidabile.
Il metallo per molti versi ideale che, pur salvaguardando la dote maggiormente apprezzata dai cuochi, la conduttività, assume in sé un ragionevole compromesso fra tutte le altre a costi assai contenuti esiste: è l'alluminio.
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